Saturday 17th of February 2018

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SIPC Società Italiana Psicoterapeuti Cognitivisti PDF Stampa E-mail

Dopo gli anni della Specializzazione molti psicoterapeuti si ritrovano a lavorare in solitudine, con carenza di contatto, collaborazione, scambio e confronto con altri colleghi.

Questa condizione può rendere difficile la professione di psicoterapeuta in diversi sensi: da un lato l’isolamento e la mancanza di aggiornamento continuo riduce l’efficacia terapeutica; dall’altro facilita il disagio emotivo (in particolare l’isolamento professionale coniugato a scarso senso di efficacia, sono fattori centrali nello sviluppo del burn-out).

Riguardo l’efficacia terapeutica, è un fatto allarmante sapere che le competenze e l’efficacia acquisite nel corso della formazione in psicoterapia, tendono a annullarsi in pochi anni, se il terapeuta non è inserito in una rete che consenta un aggiornamento continuo e il confronto con i colleghi (si veda l’articolo di Fauth, Gates, Vinca e Boles del 2007). In questo senso riteniamo sia tra i doveri di una scuola costruire strumenti che prevengano l’effetto negativo della conclusione della formazione.

Non meno importante è  il fatto che essere isolati, o comunque non far parte di una rete di colleghi, nei primi anni di vita professionale può tradursi in difficoltà ad avviare l’attività di psicoterapeuta: spesso i neo-specializzati hanno grosse difficoltà ad avere fonti di invio di pazienti, anche quando operano in realtà territoriali in cui c’è poca offerta e  chi soffre di disturbi psicologici ha difficoltà ad individuare un professionista qualificato per il suo disturbo.

 

La SIPC nasce per creare una rete tra psicoterapeuti cognitivisti che faciliti l’aggiornamento, i contatti professionali e la possibilità di partecipare ad attività di ricerca, al fine di ridurre l’isolamento professionale, aumentare le opportunità e le qualifiche professionali. Tale fine viene perseguito attraverso:

  • La creazione di un data base on-line di tutti gli iscritti atto a favorire l’avvio dell’attività professionale, ovvero l’invio di pazienti in base alle proprie specifiche competenze e alla zona in cui si opera. Il data base è funzionale anche alla conoscenza degli interessi e delle attività cliniche e di ricerca dei singoli associati, cosi che sia facilitata l’individuazione di un professionista qualificato in uno specifico disturbo.
  • La promozione di gruppi di interesse e di ricerca tra gli associati (per esempio incoraggiando la presentazione di progetti di studio, clinici e di ricerca).
  • La promozione e la facilitazione della formazione peer-to-peer, intesa come occasione di aggiornamento, scambio e supervisione tra pari (ad esempio mettendo a disposizione per gli incontri alcuni locali delle scuole).
  • L’aggiornamento continuo sulle teorie, sui metodi e sulle procedure terapeutiche, ad esempio, attraverso l’organizzazione di eventi e l’accesso privilegiato ad essi; la condivisione delle informazioni riguardo occasioni di stage e corsi organizzati nell’ambito delle strutture che operano nel campo della terapia cognitiva. L’aspetto cruciale è garantire un continuo aggiornamento su quelli che sono i trattamenti di provata efficacia, cosi che la pratica clinica sia idealmente sempre basata su teorie e procedure scientificamente provate.
  • L’incentivazione di iniziative lavorative e professionali in realtà territoriali con minori opportunità, avvalendosi della esperienza di altri associati (ad esempio, attraverso la replicazione di un progetto di intervento già sperimentato efficacemente in altro luogo).

 


 

 

*** Fauth J., Gates S., Vinca M.A. e Boles S. (2007). Big Ideas for Psychotherapy Training. Psychotherapy: Theory, Research, Practice, Training, 4, 384-391.

Research indicates that traditional psychotherapy training practices are ineffective in durably improving the effectiveness of psychotherapists. In addition, the quantity and quality of psychotherapy training research has also been limited in several ways. Thus, based on extant scholarship and personal experience, we offer several suggestions for improving on this state of affairs. Specifically, we propose that future psychotherapy trainings focus on a few “big ideas,” target psychotherapist meta-cognitive skills, and attend more closely to the organizational/treatment context in which the training takes place. In terms of future training research, we recommend that researchers include a wider range of intermediate outcomes in their studies, examine the nature of trainee skill development, and investigate the role that organizational/treatment culture plays in terms of the retention of changes elicited by psychotherapy training.

 

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